La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

I TWEET

#CNHIndustrial firma di linea di credito revolving committed pari a 4mld di euro https://t.co/0kCtBKjVHQ di @TribunaEconomic
RT @ItalyMFA: 100 prodotti #MadeinItaly, 100 ambasciatori del design, 100 eventi in 100 città coinvolte: oggi è l'#ItalianDesignDay 2019, l…

Secondo un’analisi rapida di casi svolta dalla Corte dei conti europea, il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), un importante elemento di costo nella spesa dell’UE a favore della coesione, è soggetto a errore e non sempre rappresenta un impiego ottimale dei fondi dell’UE. La Corte ritiene che, dopo il 2020, l’IVA concernente

la spesa nel settore della coesione non dovrebbe più essere rimborsata agli enti pubblici.

La spesa dell’UE relativa al settore della coesione spesso comporta la sovvenzione di costi relativi all’acquisto di beni e servizi e l’IVA corrispondente può rappresentare fino a un quinto del costo totale di un progetto. Come regola generale, l’IVA è ammissibile al cofinanziamento UE solo se non è recuperabile in forza della legislazione nazionale.

Avendo analizzato dati raccolti nell’arco di diversi anni, gli auditor della Corte osservano che il rimborso dell’IVA, oltre a costituire spesso una fonte di errori, può anche condurre a un impiego non ottimale dei fondi UE. Ciò vale, in particolare, per gli enti pubblici che ricevono un sostegno dell’UE, ossia autorità amministrative nazionali, regionali e locali.

La Corte presenta una serie di casi in cui i fondi dell’UE non sono utilizzati in maniera ottimale. Ad esempio, un ministero di uno Stato membro può attuare un progetto infrastrutturale e dichiarare l’IVA come costo ammissibile al rimborso da parte dell’UE. Contemporaneamente, però, lo Stato membro percepisce l’IVA come entrata associata al progetto tramite il proprio sistema di imposizione fiscale. Il rimborso compenserà quindi in eccesso la spesa effettiva sostenuta dallo Stato membro.

Il rimborso dell’UE a uno Stato membro può anche superare il costo reale di un progetto”, afferma Tony Murphy, il Membro della Corte dei conti europea responsabile dell’analisi rapida di casi. “Ciò vale in particolare per i grandi progetti infrastrutturali che beneficiano di un tasso di cofinanziamento elevato.”

Nella sua proposta normativa per il settore della coesione nel periodo successivo al 2020, la Commissione europea prevede che l’IVA – indipendentemente dal fatto che sia o meno recuperabile – venga rimborsata per i progetti il cui costo è inferiore a 5 milioni di euro. Sulla base dell’esame svolto, la Corte ribadisce il parere precedentemente espresso, ovvero che l’IVA non dovrebbe essere rimborsata agli enti pubblici, suggerendo quindi di rivedere la proposta legislativa.

 

 

 

EN IT