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La gestione strategica dell’immagine del Paese “pro-business” e il posizionamento nelle classifiche internazionali della competitività sono questioni centrali per lo sviluppo e la crescita: nel 2016 The European House – Ambrosetti – insieme ad ABB, Toyota Material Handling Europe e Unilever ha lanciato l'iniziativa “Global Attractiveness Index”

con l’obiettivo di rendere disponibile ai decision maker italiani e internazionali un indice-Paese innovativo e attendibile, in grado di offrire una fotografia rappresentativa dell’attrattività e sostenibilità dei Paesi e, conseguentemente, fornire indicazioni affidabili a supporto delle scelte di sistema in tema di attrattività, crescita e ottimizzazione dell’ambiente pro-business.

Nel 2017, alla luce del successo della prima edizione, The European House – Ambrosetti ha avviato il secondo anno di attività. Il Rapporto, presentato lo scorso 13 giugno in Farnesina, alla presenza del ministro Angelino Alfano, sintetizza i risultati del secondo anno di lavoro dell’Advisory Board Global Attractiveness Index il quale ha voluto analizzare – in maniera granulare – le metodologie con le quali vengono costruite le principali classifiche internazionali e, partendo dalle criticità riscontrate, costruire un indicatore innovativo e attendibile di attrattività – il Global Attractiveness Index – da proporre alla business community e ai policy maker. L’indice cerca di colmare una serie di lacune – presentate nel Rapporto – emerse da un’analisi granulare delle altre classifiche internazionali, adottando uno schema concettuale avanzato e un impianto metodologico pienamente in linea con le migliori pratiche internazionali riguardanti gli indicatori compositi.

 

Ad oggi, molti Paesi tra i più dinamici e competitivi hanno messo a punto precise strategie di comunicazione dell’immagine del Paese e si sono organizzati per monitorare e gestire il posizionamento nelle classifiche internazionali. Inoltre, tali classifiche – in cui l’Italia è sempre in posizioni retrostanti – hanno delle caratteristiche metodologiche (ad esempio molte sono basate su survey qualitative) che portano a distorsioni, anche significative (come nel caso dell’Italia), rispetto alla realtà fattuale.   (Farnesina)

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